ARTE E VITA

Già da bambina ho iniziato, in maniera compulsiva, a disegnare su fogli con la matita, poi inesorabilmente li ho sempre gettati nel secchio della spazzatura. Uno, per miracolo, è sopravvissuto: “La ragazza con la squadra in mano.” Lo conservo gelosamente per ricordarmi il passaggio da bambina a ragazzina che ho vissuto.

Frequentando poi l’Istituto d’Arte di Pietrasanta ho sentito il desiderio, non più di copiare la realtà, ma di andare oltre, in un mondo mio, per poter esprimere la parte nascosta di me, creando corpi umani senza piedi, senza mani, senza volto, esseri surreali scaturiti da una personalità non ancora definita. Quegli esseri, col tempo, si sono trasformati in entità non terrene: tutto disegnato con matita leggerissima o pennarello nero.

Poi è venuta l’Accademia delle Belle Arti a Firenze, dove ho iniziato a prendere in mano il pennello per fare le scenografie e i quadri. I mezzi che usavo erano cartoncini e colori a tempera o terre. Avevo diciannove anni, ero meno tormentata di prima e l’espressione dei miei quadri aveva preso colori e motivi più sereni. In quel periodo abitai in Grecia per diversi mesi e, dopo l’Accademia, mi trattenni lì per un anno intero. Questo periodo mi ha influenzato, sono nati così diversi quadri a motivo mitologico come “Amore e Psiche”,”La Ninfa del bosco”,”La Ninfa del mare”. Tornata in Italia ho iniziato a dipingere su tela a olio dedicandomi completamente a questa arte. Partecipavo a molte mostre collettive e mi davo da fare. Purtroppo ho perso molti quadri in quelle circostanze e, stavolta, non perché li ho distrutti, ma perché me li hanno rubati: addirittura durante una mia personale ebbero il coraggio di sottrarmi un’ingombrante cartella colma di disegni! Purtroppo, in una collettiva sparì anche il quadro a me più caro, “Amore e Psiche”.

In quel periodo, lavorando ad olio, ho trovato più possibilità di espressione, sempre nell’ambito del surrealismo. Sono nati così “ Vortice umano”, “Forma in evoluzione”, “Angeli degli spazi”, “ Il sole freddo”, “ Metamorfosi”.

Seguirono vari spostamenti: cinque anni a Venezia, tre anni a Modena, sei a Roma prima di stabilirmi a Firenze. Mi pareva di essere un albero,costantemente travasato che non riusciva a mettere radici. A Roma ho ripreso a lavorare, facevo parte di un gruppo di pittori, fra i più cari Lillo Messina e Sigfrido Oliva, fine incisore. La frequentazione di artisti mi spronava a creare.

Mi fu chiesto di allestire una personale a tema unico nella Sala del Capitolo, nel Chiostro di Sant’Agostino, a Pietrasanta: nacquero così le bottiglie umanizzate. Dopo quella mostra mi quietai: non scrivevo più, non dipingevo più, non volevo parlare di arte, mi ero defilata del tutto. Mi trasferii a Firenze e, quasi con noia, feci due mostre, di cui una con un altro pittore alla Galleria “Burgassi” e un’altra, singola, nella Farmacia di Santa Maria Novella, in Via della Scala. Dopo di che il buio.

Ora, a distanza di anni, l’arte è tornata: nel periodo più duro della pandemia, il mio cuore ha ricominciato a pulsare. Oggi ho voglia di scrivere, dipingere e fare. Ho preso dalla cantina i quadri più brutti, quelli che in altri tempi avrei distrutto, e ho incollato su questi, per dar loro un’atmosfera diversa, dei ritagli di carta raffiguranti fiori, uccelli, persone e anche quadri famosi.

I miei brutti quadri hanno accolto la loro bellezza e sono diventati belli a loro volta.

Risorsa 1@2x

Amo le parole e prima ancora i pensieri. Mi sorprendo ogni volta davanti all’unicità di ogni persona. Ti risponderò.

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