Beatrice Belli ci ha lasciati. 
Nata a Firenze nel 1966, Beatrice Belli era un’artista “totale”: l’arte germogliava, prima ancora che dalle sue mani, dal suo modo di vedere le cose, e prendeva varie forme. La lunga malattia che l’ha accompagnata per molti anni non le ha impedito di essere l’artista poliedrica che abbiamo avuto l’onore di conoscere e vedere all’opera. Disegno, pittura, poesia, erano tutte forme espressive che passando tra le mani di Beatrice diventavano piccoli e grandi gioielli; negli ultimi anni si è appassionata allo studio e alla creazione di costumi e maschere da volto tipiche della tradizione del Carnevale del ‘700 – ‘800 veneziano. 
 
Era un’artista a tutto tondo, era un’amica. Ed era una madre, molto amata e molto preziosa: ecco la lettera che sua figlia Alessia ha scritto per l’adorata mamma – e che ha letto, tra la commozione dei presenti, al funerale di Beatrice. 
Ciao, cara Beatrice. 

Ciao, mamma

Ciao mamma, non so da dove iniziare. 
Non trovo le parole ma per te devo trovarle..

Scusami ma spesso ho pensato a questo momento, ho provato a immaginarlo forse “per prepararmi”, forse per capire cosa avrei provato.. Ma la realtà è che non si potrà mai essere pronti. Purtroppo quando arriva il momento lo capisci, o almeno per me è stato così, e in questo caso, ogni giorno che passava avevo una lama in più nel petto come se te ne stessi andando poco alla volta.. E chissà forse anche tu te ne sei voluta andare così, pur soffrendo hai continuato a resistere per noi, non andandotene di punto in bianco ma lentamente.. per aiutarci a gestire quel dolore lancinante piano piano, invece che farci travolgere come un uragano. 

La prima volta che capii che stava accadendo qualcosa di brutto avevo 7 anni. Avevo già un buon sesto senso evidentemente.. e me lo ricordo come se fosse ora. Ero a cena dai nonni, io stavo mangiando una pera e te e il babbo arrivaste dalle scalette sul retro, eravate tornati da Milano.
Da allora sono passati quasi 21 anni, hai vinto una marea di battaglie ma non tanto perché hai lottato a testa alta contro la malattia ma perché, nonostante tutto, hai portato avanti la tua vita, per te e per tutti noi. 

L’ultimo anno è stato devastante per te. Da febbraio a questa parte hai fatto divano-letto-ospedale … Non riuscivi a bere, a mangiare, non camminavi più se non a braccetto di qualcuno (chiedevi sempre di attaccarti al braccio destro a tutti)… Eppure, nonostante ciò, pensavi a mandarmi quello che ti volevi comprare su Shein: Te volevi vivere, te volevi vivere proprio tanto.

Due settimane fa, quando ti portarono via, dissi al babbo “la mamma non torna a casa”. Nessuno ci voleva credere.. non lo so perché ma io me lo sentivo, era cambiato qualcosa in me: io volevo, ma non riuscivo più a sperare. Forse perché è vero.. esiste un filo rosso invisibile che unisce le anime e le nostre, probabilmente, sono proprio “ammanettate”. 
Il nostro era un legame incredibile, non si può spiegare..
Quello che sentivi tu sentivo io, quello che provavo io lo provavi tu.  Sei stata il mio punto di riferimento, hai custodito i miei segreti, mi hai sempre ascoltata cercando di comprendere i miei pensieri, le mie paure. Ti mettevi nel mezzo tra me e quell'”Orso” del babbo quando discutevamo. 
Abbiamo riso, pianto, pensato insieme.. Il tuo parere per me  è sempre stato importante..

Mamma, ti chiedo ancora scusa se ho perso la pazienza, se ultimamente sono stata dura, ma io non riuscivo più a vederti su una sedia dalla mattina alla sera.. Non sopportavo più di vederti in quelle condizioni, non te lo meritavi proprio.
Nessuno si meriterebbe una vita del genere. 

Questi ultimi giorni quando eri in dormiveglia, mi hai fatto tenerezza.. Ci dicevi che volevi mangiare una banana, un gelato, che volevi bere un thè. Piccola, non mangiavi da giorni.. non vedevi l’ora.. 
Mentre dormivi addirittura spiegavi come si fa l’orlo ai jeans e come si prepara un cappuccino.. 
Questo per far capire a tutti la donna che sei stata, tu alla morte minimamente ci pensavi, avevi una forza incredibile, l’hai avuta fino alla fine, tant’é che hai aspettato che entrassi nella stanza prima di tirare l’ultimo respiro..
Chi sa la tua storia sa quanto hai lottato ma soprattutto come ha lottato. 

Beatrice è stata una figlia, una sorella, una mamma, moglie, zia, cognata, amica.. Amava dipingere, scrivere, viaggiare, cucinare, cucire. Doveva essere fatto tutto alla perfezione,  tutto quanto. Lei creava. Dava vita. 

Vorrei che la mamma fosse un esempio di vita per tutti quanti. Quando avete un bruscolo in un occhio pensate a lei che a 18 anni ha perso la vista da un occhio. 
Quando sbattete il mignolo del piede o vi sbucciate un ginocchio e vi verrebbe da lamentarvi, pensate a come ha affrontato il tumore al seno, quello ai polmoni, poi quello al cervello. 
Quando non volete mangiare pensate a quanto volesse mangiare lei nonostante un tumore alla gola. 
Quando siete stanchi che non avete voglia di fare niente,  pensate alle sue ultime due settimane in ospedale, che attaccata all’ossigeno h24, con una polmonite, un’embolia polmonare, lo stafilococco, un’emoraggia nello stomaco.. Voleva alzarsi dal letto.. 

Mamma sei stata una grande, altro che Wonder Woman. 
Come e cosa faremo d’ora in avanti non lo so, questo dolore che proviamo non si spiega, è un dolore accumulato nel tempo, da troppo tempo. Dobbiamo ancora realizzare. 

Io però ho capito una cosa. Il male ha portato via solo il male.. ma il bene.. Quello no.. non potrà mai portare via tutto l’amore che hai sparso tra di noi. 

Mamma, ti prometto che pubblicherò il romanzo che avevi scritto e che non sono purtroppo riuscita a correggertelo in tempo.. Scusami.  Inoltre, ti posso promettere che cercheremo di fare del nostro meglio, per te, ma non ti posso assicurare che non cadremo, che non ti piangeremo. 
Dicono che in un altro modo le persone restano anche se se ne vanno.. eppure ci manchi, mi manchi infinitamente.. 
Ti volevo chiedere se puoi salutare la nonna e dirle che la sua casa non appena sarà pronta, se vi potete affacciare un attimo dalle nuvole, vi faremo un fischio per farvela vedere..

Adesso avrai quella quiete che non hai mai avuto. Rilassati che sei stata forte tutta la vita.. Ma proteggici e trasmetti a noi quella forza che hai sempre avuto dentro di te e che ci ha permesso di andare avanti. 
Ti vogliamo bene, ti porteremo sempre nei nostri cuori. Anche questa è una promessa.

Tua figlia Alessia

Qui era ancora tra noi: un’altra sua splendida poesia.

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